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INAPP: la formazione continua torna ai livelli pre-Covid. Ma resta il gap tra grandi e piccole imprese
Meno di un terzo delle microimprese investe in formazione, contro il 70 per cento delle grandi.
A rivelarlo, l'Istituto per l’Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP) nel consueto Rapporto sulla Formazione Continua in Italia, giunto alla venticinquesima edizione. Il Rapporto è stato curato per conto del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e offre un’analisi della partecipazione formativa degli adulti alla formazione continua. Dettagliata inoltre la dinamica tra domanda e offerta di formazione nelle imprese private. Il dato che emerge è il ruolo chiave dei venti Fondi paritetici interprofessionali operanti in Italia, tra i quali Fondartigianato: nel 2024 il tasso di partecipazione degli adulti alla formazione è stato del 10,4 per cento, in crescita rispetto agli ultimi anni, considerando che nel 2004 era fermo ad appena il 6,3 per cento. Fondartigianato ha gestito, nel 2024, oltre 29 milioni di euro, con l’adesione di circa 150mila imprese e quasi 619mila lavoratori. Complessivamente, le risorse gestite dai venti Fondi interprofessionali sono state pari a oltre 850 milioni di euro (più 9 per cento rispetto all’anno precedente), con l’adesione di circa 780mila imprese pari a 10,5 milioni di lavoratori.
I divari territoriali e dimensionali
I margini di miglioramento, per recuperare il cosiddetto “inoptato”, ovvero la quota di imprese che ancora non aderiscono ai fondi, sono notevoli. Oltre ai divari territoriali, il gap è tutto dimensionale: investe in formazione circa il 70 per cento delle grandi imprese, mentre la quota scende a meno di un terzo tra le microimprese. Per rafforzare la partecipazione delle imprese di minori dimensioni, e dei loro lavoratori più esposti alle transizioni, il Rapporto richiama l'importanza di modelli collaborativi come le Academy di Filiera, delle reti territoriali e di modalità formative più flessibili e mirate al trasferimento intergenerazionale delle competenze.
Fondo Nuove Competenze
Il Fondo Nuove Competenze, con la terza edizione, ha avuto un finanziamento di circa 1,2 miliardi di euro e ha coinvolto oltre un milione di lavoratori, in crescita rispetto alle precedenti edizioni (800 mila nella seconda e 720 mila nella prima). Nel 2024 i progetti di formazione continua hanno così coinvolto oltre 1,7 milioni di lavoratori dipendenti, segnando un avanzamento rispetto agli 1,6 milioni dell’anno precedente e al milione e 300mila del 2021. In un arco di cinque anni, la platea dei lavoratori formati è cresciuta di oltre 400mila unità, tornando sostanzialmente ai livelli pre-Covid. Per il 2025, proprio in virtù della spinta derivata dalla terza edizione del Fondo Nuove Competenze, ci si attende un consolidamento della crescita, che può spingere i lavoratori coinvolti nella formazione finanziata dai Fondi Interprofessionali intorno ai 2 milioni.
La spinta dell’Intelligenza Artificiale alla formazione
Non è solo un fenomeno quantitativo: la formazione si sta trasformando anche nei contenuti e nelle modalità. Nel Rapporto si richiamano i dati della V edizione dell’indagine sulla conoscenza delle imprese (INDACO-Imprese 2025): circa un quarto delle aziende che utilizza sistemi di Intelligenza Artificiale li impiega a supporto della formazione. Nello specifico, il 36,8 per cento utilizza l’IA per produrre materiali didattici personalizzati, il 32,1 per cento per adattare i percorsi alle esigenze dei partecipanti e il 28,9 per cento per individuare i fabbisogni di competenze.
La formazione per la ricerca di personale
Le aziende utilizzano sempre più la formazione per contrastare le difficoltà di recruiting: oltre un terzo delle imprese (37,1%) che segnala criticità nel reperimento del personale attiva percorsi di riqualificazione, mentre il 30,4 per cento punta sull’aggiornamento. Si diffondono modelli flessibili come il microlearning e le Academy di filiera, che favoriscono la creazione di ecosistemi collaborativi tra imprese, sistema formativo e territori.
Genere, età, territori e tipologie di imprese
I divari restano, e non solo per dimensione aziendale. Il gap anagrafico è di ben 11,4 punti percentuali: gli under 35 sono a quota 18,2 per cento, contro gli over 50, fermi al 6,8 per cento, e disuguaglianze riguardano anche il genere, sebbene la contrazione della partecipazione con l'avanzare degli anni colpisca in modo analogo e trasversale sia uomini che donne.
La proposta di Inapp sulla governance
L’Istituto insiste sulla necessità di una governance partecipata tra ministero del Lavoro, Fondi Interprofessionali e stakeholder, basata sulla co-programmazione per allineare i fabbisogni di competenze alle transizioni in atto. I recenti interventi normativi sembrano andare in questa direzione, come il decreto 115/2024, che consente l’estensione dei servizi di individuazione, validazione delle competenze anche ai Fondi paritetici interprofessionali. E poi ci sono le Nuove Linee guida ministeriali, che ampliano le competenze, dando la possibilità di agire su nuovi target e individuare risorse aggiuntive allo 0,30 per cento. Non mancano nuovi strumenti, come i sistemi informativi intelligenti (Labor Market Intelligence), allo studio del ministero, che incrociano dati provenienti da diverse fonti. Nel corso dell’incontro si è ricordato l’importante ruolo del Fascicolo Socio Lavorativo (FSL), destinato a svolgere una funzione strategica per invertire la logica degli interventi di politica attiva: partendo dalle informazioni sui percorsi e sull’esperienza della persona, sarà possibile costruire servizi su misura e così rafforzare le competenze, supportare le transizioni e migliorare la condizione professionale.



